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La biblioteca

Sozomeno da Pistoia (1387-1458)


Un percorso tra testi, scritture e libri di un umanista


La biblioteca

Nel testamento redatto il 22 novembre 1423 e mai modificato, Sozomeno lasciò in eredità i suoi libri all'Opera di San Iacopo, quindi alla città di Pistoia, con l'esplicita disposizione che fosse allestita una biblioteca pubblica e con la riserva che, in caso di alienazione, i libri passassero alla Sacrestia di San Zeno, cioè alla biblioteca ospitata presso la Cattedrale di Pistoia.

 

Nell'inventario del 30 ottobre 1460, redatto a due anni dalla morte, la raccolta risultava composta di 110 volumi e 3 carte geografiche, a cui debbono aggiungersi almeno altri otto codici non registrati. La maggior parte dei libri di Sozomeno recano le sottoscrizioni di Bartolomeo da Forlì, cancelliere di Pistoia, e di Francesco di Luca, notaio dell'Opera di San Iacopo, rispettivamente nel primo e nell'ultimo foglio del codice, ad attestare la ricognizione del lascito sozomeniano. Ad oggi sono stati identificati 89 libri, vale a dire i tre quarti della raccolta sozomeniana, un caso assolutamente unico nella storia delle biblioteche private degli umanisti.


Questa raccolta libraria restituisce un'immagine ricca e articolata degli interessi culturali di Sozomeno, dagli anni della formazione fino alla maturità. Essa infatti comprende sia i testi studiati dal giovane Zomino, perfettamente coerenti col curriculum scolastico tardomedievale (come ad esempio il quaderno di scuola, il Doctrinale di Alexander de Villa Dei, Stazio, le Bucoliche e le Georgiche di Virgilio e Valerio Massimo), sia alcuni testi di filosofia medievale e altri di diritto canonico e comunque legati alla sua formazione ecclesiastica, ma è soprattutto una raccolta di testi classici, latini e greci, che rendono conto della partecipazione attiva e appassionata di Sozomeno allo studio delle humanae litterae. Tra i classici latini Sozomeno leggeva Cicerone (numerose orazioni, molte opere filosofiche e retoriche e l'epistolario), Livio, Quintiliano, Macrobio, Plinio il Vecchio, Giustino, Svetonio, Sallustio, Apuleio, Virgilio, Terenzio, Plauto, Giovenale, Persio, Ovidio, Plinio il Giovane, Seneca, Orazio e Lucano; possedeva i commenti a Cicerone di Asconio Pediano, dello pseudo-Asconio, di Mario Vittorino, nonché quello attribuito ad Alano di Lilla e quello, recentissimo, di Antonio Loschi; si serviva di Servio, Nonio Marcello, Gellio, Festo, Varrone, Papia e Prisciano per un intenso e stratificato lavoro filologico e grammaticale sui testi, funzionale alla stesura di una grammatica latina e dei propri commenti a Giovenale, Persio, Orazio, Ovidio e Seneca.

 

Tra i classici greci si annoverano Omero, Esiodo, Teocrito, Aristotele (di cui Sozomeno possedeva anche un codice con la versione latina dell'Etica di Leonardo Bruni), Senofonte, Isocrate, Platone, Plutarco e Elio Aristide. Leggeva Tolomeo nella versione latina di Iacopo Angeli da Scarperia e possedeva anche un vocabolario greco-latino e un glossario greco.

 

Tra gli 89 codici che oggi conosciamo della biblioteca di Sozomeno, molti furono da lui stesso allestiti e confezionati: ben 33 sono gli autografi latini, 10 quelli greci, mentre un codice (il vocabolario) è in greco e in latino. Tra i libri di seconda mano, ben cinque provengono dalla biblioteca di Coluccio Salutati e uno da quella di Francesco Petrarca, due furono acquistati dal cartolaio Piero Bettucci e tre dal capitolo della cattedrale di S. Zeno. Alcuni dei codici di seconda mano recano integrazioni di fogli o interi fascicoli, che costituiscono quindi un'ulteriore testimonianza della cura di Sozomeno verso i propri libri e della sua attività di copista.


Sozomeno aveva ordinato la propria raccolta attribuendo a ogni libro un numero e specificandone il contenuto. Normalmente questa identificazione si trovava nel piatto posteriore della legatura o in uno dei fogli di guardia e oggi si può leggere soltanto in quei pochi manoscritti che conservano ancora guardie e legature originali. L'inventario del 1460 consente di colmare questa lacuna, poiché in esso i volumi della biblioteca sono identificati tramite il contenuto e (salvo rarissime eccezioni) il numero. Probabilmente la numerazione che Sozomeno dette ai suoi libri era semplicemente funzionale al loro reperimento all'interno della biblioteca domestica. Essa tuttavia non corrisponde all'ordine con cui i volumi furono registrati nell'inventario e organizzati nei sei scanni appositamente costruiti all'interno della sala dell'Abbondanza del palazzo comunale. Questo ordine infatti, forse voluto dallo stesso Sozomeno, organizza i testi secondo i canoni bibliografici del tempo: grammatica, retorica, poesia, storia, diritto canonico e filosofia, classici greci.


Nel maggio del 1730, quando fu collocata nell'edificio della Sapienza (a formare il fondo più antico dell'attuale Biblioteca Forteguerriana), la raccolta era ormai ridotta a soli 30 volumi, ancora oggi conservati a Pistoia. La dispersione della biblioteca era cominciata già alla fine del Quattrocento, quando i due codici dell'Etica di Aristotele (uno in greco, l'altro in traduzione latina) chiesti in prestito da Lorenzo de' Medici non furono restituiti e sono pertanto oggi conservati nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.


La maggior parte degli altri codici oggi noti, a parte qualche raro caso, ha seguito canali di dispersione piuttosto lineari e questo, fortunatamente, ha fatto sì che blocchi consistenti dei libri di Sozomeno siano oggi consultabili presso alcune biblioteche europee. Il nucleo più numeroso è quello confluito nella raccolta di Lord Edward Harley negli anni venti del Settecento, il quale tramite l'agente scozzese John Gibson, operante per lui in Italia, acquistò ben 32 volumi della biblioteca di Sozomeno; nel 1753 questi libri furono donati, insieme a tutta la raccolta Harley, al British Museum di Londra.

 

Un altro gruppo di codici si trova nel catalogo dei libri del britannico George Jackson, stampato a Livorno nel 1756; i libri di Jackson furono comprati in blocco dal duca francese de La Vallière e nel 1777 diversi libri di La Vallière furono acquistati dal marchese de Paulmy, fondatore a Parigi della Bibliothèque de l'Arsenal, dove ancora oggi si conservano undici manoscritti di Sozomeno; un altro libro venduto da Jackson a La Vallière si trova alla Bibliothèque Nationale di Parigi, un altro alla Universiteitsbibliotheek di Leiden, due alla Staatsbibliothek di Berlino, uno al Musée de Sologne di Romorantin, uno nella Biblioteca del Castello di Krivoklat, uno infine, venduto da Christie's nel 1986, è oggi in una collezione privata.

 

Autore della pagina: Irene Ceccherini.




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Copyright 2009 Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Pagina creata il 11 Novembre 2015, ultima modifica il 27 Dicembre 2010